Note sulla chiesa
Le origini
Le origini della chiesa sono strettamente legate all’antico castello medievale di Unciola (antico nome di Anzola), del quale si hanno notizie fin dal IX secolo, e la sua importanza era notevole perché costituiva l’ultimo baluardo difensivo prima di arrivare ad assediare Bologna sotto porta Stiera (oggi porta S. Felice). Per questa posizione strategica il castello subì dal XIII al XVII secolo le periodiche devastazioni di ogni esercito proveniente da Modena e diretto alla conquista di Bologna, fino all’ultima distruzione nel 1630. Dopodiché le mura non furono più ripristinate poiché l’avvento delle artiglierie le aveva rese parzialmente inutili.
La costruzione del castello in muratura, nella tipologia classica dei manieri difensivi medioevali, pare risalga al XIII secolo e comprendeva la prima chiesa, il palazzo del castellano, le abitazioni dei soldati, l’edificio oggi rimasto e denominato Ospitale o Palazzaccio (Palazzo Costa), e due torri delle quali ne è rimasta una sola.
A testimoniare sia l’esistenza del castello, che la presenza della chiesa all’interno della cinta muraria, rimangono le tracce del fossato ancora oggi visibile e in parte integro (parco Costa).

Mappa catastale disegnata nei primi anni dell’Ottocento e conservata all’Archivio di Stato di Roma. È indicato il nucleo abitativo intorno alla chiesa parrocchiale, ed è ancora evidente il tracciato dell’antico fossato che circondava il castello di Anzola.
La chiesa di S. Pietro d’Anzola
Nell’VIII secolo l’organizzazione diocesana uscì dal caos successivo alle invasioni barbariche strutturandosi sul modello dell’antica circoscrizione municipale romana, creando delle comunità di battezzati organizzate territorialmente come Pievi (dal latino “plebs”) e, quasi contemporaneamente, dando vita alle Parrocchie, strutture territorialmente ben definite che ancora oggi costituiscono l’organizzazione di base dell’azione pastorale e amministrativa della Chiesa. Siccome la chiesa di Anzola era all’interno di un castello ed era il riferimento di una importante comunità rurale, ebbe il titolo di Pieve e il possesso del fonte battesimale per conferire il Battesimo. Quindi, la chiesa di Anzola già nel secolo XIII ha la dignità di Pieve e nei secoli successivi doveva essere già assai nota poiché fu degna di appartenere all’elenco delle 44 Pievi allora esistenti nella Diocesi di Bologna. Non si conosce la data in cui fu edificata la prima chiesa titolata a S. Pietro, ma in un disegno del 1578 (Fondo Gozzadini, Biblioteca dell’Archiginnasio, Bologna) si vede l’edificio che nel 1630 fu danneggiato in modo irreparabile dall’ennesima guerra per il possesso del castello di Anzola, costringendo il vescovo di Bologna, cardinale Girolamo Colonna in visita pastorale il 15 aprile 1638, a ordinare di abbatterla e ricostruirla, dando quattro anni di tempo al Massaro e agli uomini della parrocchia, per eseguire la necessaria ricostruzione.
La nuova chiesa
La nuova chiesa, che è quella oggi esistente, fu pertanto ricostruita con un disegno classico e dotata di sette altari, o cappelle, compreso l’Altare Maggiore e il piccolo Coro posteriore al medesimo. Era, ed è, ad una sola navata fatta a volta, con la Cappella maggiore alta quattro scalini dal piano della chiesa.
Le cappelle laterali sono tutte dotate di un piccolo altare e sul lato sinistro di chi entra c’era il fonte battesimale che dopo successivi spostamenti è oggi collocato a lato del presbiterio.
Della costruzione della nuova fabbrica non si hanno ulteriori notizie, se non che dal 1702 al 1713 continuarono i lavori di selciatura del sagrato, dalla canonica allo spazio antistante l’ingresso della chiesa, e che originalmente pare vi fosse anche un porticato che ne riparava l’ingresso.
Se si fa fede ad una stampa dedicata al parroco don Lorenzo Landi (parroco d’Anzola dal 1826 al 1878), pare che ai lati della facciata principale ci fossero allora due colonne che sorreggevano due statue in terracotta raffiguranti i Santi titolari della chiesa, e di queste rimane oggi (seguendo gli appunti storici della maestra Renata Costa) solo un pezzo di mano di S. Pietro impugnante le chiavi decussate, conservato in canonica.
Il campanile a guglia, posizionato in posizione più ar-retrata del preceden-te, fu restaurato nel 1834 perché danneg-giato gravemente da un fulmine, e nel-l’occasione furono acquistate cinque grosse campane: la prima fu donata dall’arciprete don Landi, le altre dai parrocchiani.
Nel 1824, per inizia-tiva dell’allora par-roco don Camillo Baj, fu ricostruito l’Altare Maggiore con marmi policromi per opera di Traiano
e Gioachino Rodolino, maestri marmisti di Sant’Ippolito di Pesaro, e le spese furono sostenute dal parroco stesso.

Questa stampa, databile fra il 1844 e il 1851, è interessante perché riproduce la facciata di palazzo Costa come era originalmente, e anche la chiesa è rappresentata con sufficiente fedeltà. Da notare che c’è già, oltre alle colonne, un primo disegno della meridiana che sarà perfezionata agli inizi del Novecento.
Interno della chiesa
1) Stile
L’interno della chiesa è caratterizzato da circa quaranta colonne che sorreggono il complesso architettonico che costituisce la volta dell’edificio. Le cappelle laterali sono sei (tre sul lato destro e tre sul lato sinistro) e tutte con il soffitto a volta.
Sul lato destro di chi entra, vi è un piccolo sacello oggi adibito a vestibolo che anticamente immetteva direttamente sul piccolo cimitero del paese. Dopo la costruzione dell’attiguo Oratorio il muro esterno fu chiuso ricavandone una piccola cameretta che negli anni ’50 del secolo scorso ospitò anche il fonte battesimale.
Dalla parte opposta, sul lato sinistro ed accanto alla porta che consentiva l’uscita laterale dalla chiesa, c’era originalmente il primo fonte battesimale della chiesa, poi spostato e sostituito da un altare fuori cappella dedicato a S. Rosalia, che fu soppresso dopo il 1775.
I lavori di costruzione della chiesa attuale iniziarono nel 1638, poi ci furono altri lavori nella seconda metà di quel secolo e nel Settecento, continuando sul finire del XIX secolo e nella prima decade del secolo successivo, apportando cambiamenti strutturali interni negli spazi e negli elementi decorativi. All’interno si possono distinguere due stili: uno barocco e l’altro classicheggiante, con una loro alternanza armonica che non contrasta in modo particolare.
La sobria eleganza delle cappelle segna un momento a sé stante, così come l’ampia ed altissima volta dell’unica navata si innesta negli snodi degli archi nel transetto e nel coro, e l’ampia affrescatura pittorica distoglie lo sguardo dalla congiunzione con i punti di trabeazione delle colonne.
Il tono elegante e severo degli interni si collega ai momenti barocchi costituiti dagli ornati e dai cartigli posti a coronamento degli archi delle cappelle, per terminare nell’arco trionfale posto davanti all’abside e nello spazio riservato al presbiterio.

1910. Una domenica, davanti alla chiesa…
2) Quadreria
Sulle pareti laterali della navata, in alto e al centro, vi sono due grandi quadri rettangolari, della scuola bolognese del Settecento ma, purtroppo, di autore ignoto. Essi sono descritti da un elegante cartiglio di foggia barocca, in cui una scritta in latino spiega che il quadro di destra rappresenta la caduta di S. Paolo da cavallo e la sua conversione sulla via di Damasco, e quello di sinistra il Cristo che consegna le chiavi del Regno a S. Pietro.
3) Fonte battesimale
Essendo considerata fin dai tempi più antichi una Pieve, la chiesa d’Anzola aveva la facoltà di celebrare il rito del battesimo e, di conseguenza, possedere il fonte battesimale che ha conservato nei secoli ed è attualmente collocato sul lato destro del presbiterio. La sua importanza è accresciuta dal fatto che è una delle due suppellettili superstiti dell’antica pieve atterrata nell’anno 1638, insieme ai registri dei battezzati. Questi ultimi risalgono al 1541 e costituiscono i documenti più antichi della Diocesi, secondi solo a quelli della Chiesa metropolitana di Bologna che risalgono al 1459.
Questo fonte battesimale, originalmente modellato per essere collocato accanto all’ingresso della chiesa, ha una struttura in marmo rosso di Verona risalente a non oltre il XII secolo e un basamento di forma cilindrica costruito negli anni ’50 del secolo scorso quando fu spostato togliendo l’originale camicia in muratura che lo fissava alla parete.
Il fonte, ricavato da un’antichissima acquasantiera, è completamente liscio e a forma di ovoide spezzato, con alla sommità un’unica decorazione costituita da 4 teste (protomi), due delle quali a forma di animali (toro e leone) e nella parte frontale due teste maschili di origine gotica con copricapo a fascia piatta.
Il coperchio, di fattura recentissima e artigianale, fu commissionato dalla parrocchia alla Comunità di don Dossetti ed è stato realizzato in rame lavorato a mano, con scene tratte dalla vita di Cristo e diviso in quattro spazi da una croce che reca ai vertici i simboli tradizionali dei quattro Evangelisti.

Il fonte battesimale
4) Statue di S. Pietro e S. Paolo
Ai lati della porta d’ingresso vi sono due grandi statue in terracotta ad altezza d’uomo (cm. 170) di S. Pietro e S. Paolo (del 1891), raffigurati secondo l’iconografia tradizionale dallo scultore bolognese Celso Corazza.
Sulla destra vi è S. Pietro, collocato entro una nicchia centinata, a figura intera posta frontalmente, recante nella mano destra appoggiata sul petto le chiavi, e l’altra mano aperta è verso il basso.
Sulla sinistra vi è S. Paolo, collocato anche lui entro una nicchia centinata, a figura intera, avanza il piede sinistro e reca nella mano destra la spada appoggiata a terra. Con la mano sinistra indica il cielo.
Cappelle laterali
(Lato destro di chi entra)
1^ Cappella
Dedicata a S. Antonio Abate, raffigurato in una grande tela ad olio del secolo XIX, realizzata dal pittore Serrazanetti Gaetano (1807-1862) che in quell’epoca viveva ad Anzola.
2^ Cappella (cappella del Rosario)
La seconda cappella ha la volta affrescata ed una bellissima balaustra d’ingresso divisa in tre parti, con cancelletto centrale in ghisa ed ottone.
È dedicata alla Madonna del Rosario raffigurata in una statua di cartapesta policroma di Angelo Piò (Piò Angelo Gabriello, 1690-1760). L’opera gli fu commissionata in occasione dei restauri alla cappella eseguiti tra il 1750 e il 1755 e finanziati dalla contessa Elisabetta Bentivoglio, vedova Magnani. Sotto la statua della B. Vergine del Rosario c’è un piccolo quadro raffigurante S. Anna del pittore Giuseppe Marchesi, detto il Sansone (1699-1771) che però costituisce solo un particolare, o per meglio dire ciò che resta, di un quadro di più ampie dimensioni.
Nelle pareti laterali della cappella vi sono due ovali di Raffaele Faccioli (1845-1916), pittore ed ornatista molto attivo in Bologna e provincia: il primo, sulla sinistra, raffigura S. Giuseppe con il Bambino in braccio, e il secondo, sulla destra, raffigura S. Vincenzo Ferreri.
3^ Cappella (cappella del Crocifisso)
La terza cappella ha la volta affrescata ed è dedicata al Crocifisso che è raffigurato in una grande tela di Gaetano Serrazanetti, o Serra Zanetti (1807-1862), e alla famiglia di Vincenzo Pedrazzi ne era riconosciuto il giuspatronato e il diritto di usarla al pari di una cappella di famiglia.
(Lato sinistro di chi entra)
1^ Cappella
Ha la volta affrescata e non ha altare.
È dedicata a S. Donnino, S. Lucia e S. Apollonia, raffigurati in un quadro seicentesco del pittore Lucio Massari (1569-1633).
2^ Cappella (cappella dei Vergognosi)
La cappella, oggi dedicata al Sacro Cuore di Gesù, (opera del XX secolo) ha l’altare e la volta affrescata. In origine era dedicata ai santi Carlo Borromeo e Filippo Neri, con il giuspatronato dell’Opera Pia dei Poveri Vergognosi che aveva anche il diritto di officiarvi le funzioni religiose. L’ingresso è protetto da una balaustra in marmo e la statua di Gesù è collocata all’interno di una pregevole ancona lignea del XVI secolo attribuita alla scuola di Andrea Marchesi detto il Formigine (1480/90 (?)-1559). Questa cappella fu restaurata dal commendator Romeo Melloni, ricco possidente e imprenditore agricolo che era proprietario di Villa Melloni, sulla via Emilia) negli anni precedenti la Seconda guerra mondiale
3^ Cappella
Anche questa cappella ha il soffitto affrescato e un cancelletto in metallo davanti all’ingresso che fu salvato dalla demolizione della balaustra che delimitava l’area presbiteriale prima del 1972.
Sull’altare vi è un quadro raffigurante la Vergine con il Bambino e i Santi Luigi IX di Francia, Francesco d’Assisi, Giovanni Battista, Domenico ed Alessandro (seguendo la perizia della dott.ssa Arfelli del 1936) e gli ultimi due sono invece identificati in S. Lodovico e S. Espedito dalla perizia del prof. Baccilieri del 1972.
Il quadro fu probabilmente commissionato nel 1644 al pittore Vincenzo Spisani (o Spisanelli, 1595-1662) dalla contessa Camilla Boratti, moglie del conte Alessio Orsi, per arricchire la cappella della nuova chiesa appena consacrata della quale gli Orsi avevano il giuspatronato.
Altare Maggiore (abside e presbiterio)
1) Parte iconografica
La volta dell’abside è affrescata con l’immagine della Gloria di Dio e sulla parete laterale è collocato il Coro in legno di noce, di manifattura ottocentesca, completamente aderente alla parete absidale e di forma semicircolare, formato da uno zoccolo liscio e continuo e dall’inginocchiatoio diviso in tre parti, con balaustra retta da colonnette lisce di ordine dorico.
Sulla parete absidale è collocata la maestosa ancona lignea dorata contenente una pala di vaste proporzioni di Antonio Rossi (1700-1753) raffigurante i santi Pietro e Paolo in qualità di Santi patroni della parrocchia, che indicano la figura allegorica della Fede assisa sulle nubi fra putti alati.
La volta è affrescata con l’immagine dello Spirito Santo (al centro) attorniato da un coro di angeli che cantano le lodi al Signore, e nei quattro angoli della volta sono dipinte le effigi dei quattro Evangelisti, ritratti insieme ai simboli che la tradizione popolare associa alla loro immagine: il leone (S. Marco), l’angelo (S. Matteo), il vitello (S. Luca) e l’aqui-la (S. Giovanni).
Note
Le notizie sono state reperite da:
1) Numero speciale di “Bologna Missione”, relativo alla Comunità parrocchiale di Anzola dell’Emilia, n.5, novembre 1978, articoli a firma Gianna Negrelli-Cuppini e Maria Cecchetti
2) “Le chiese parrocchiali della Diocesi di Bologna, ritratte e descritte” – Bologna – 1844/51 – vol.III, 60, SS. Pietro e Paolo d’Anzola
3) Soprintendenza per i Beni artistici e storici della provincia di Bologna – schede relative ai beni artistici conservati nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo ad Anzola dell’Emilia e nell’Oratorio della B.V. Immacolata di Anzola dell’Emilia
4) Studio relativo alla storia del Comune e della Parrocchia di Anzola dell’Emilia, redatto dal prof. Mario Facci – Bologna – “La chiesa e la parrocchia dal secolo XII al secolo XIX”
5) Brevi cenni storici su Anzola dell’Emilia, della maestra Renata Costa, anno 1972
6) “Ville, castelli e chiese bolognesi – da un libro di disegni del Cinquecento”, di Mario Fanti – Arnaldo Forni editore, Sala Bolognese (Bologna), 1996
7) “La parrocchia di Anzola dell’Emilia – note storiche” – dell’arciprete Raffaele Della Casa – Bologna – tip. Arcivescovile – febbraio 1912
8) Schede delle opere d’arte conservate nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo ad Anzola redatte dal Centro Culturale Anzolese
