Ger 20,10-13; Salmo 68; Rm,5,12-15; Matteo 10,26-33

Basta un passero che se ne sta nascosto tra i rami a far cantare tutto un albero; forse per questo la sua vita, fatta di piume, agli occhi di Dio diventa preziosa. Ogni passero è guardato, custodito da occhi vigili, affinché non cada e possa continuare a cantare. E se un passerotto, così modesto e insignificante diventa oggetto di tanta premura, a maggior ragione la mia vita è in buone mani se vegliata da occhi così attenti. «Non aver paura», mi dice e me lo ripete oggi Gesù, «non aver paura». è come una carezza sulle mie paure di non valere mai abbastanza, del giudizio degli altri, di perdere ciò che ho costruito; sul terrore di essere invisibile e dimenticato, di non essere all’altezza di questo mondo così competitivo, che chiede perfezione e misura le mie prestazioni, che mi costringe a indossare la maschera della presentabilità. Il Suo sguardo su di me dilata l’orizzonte, me lo allarga e rende penetrabile; sventola una luce che soffia speranza, curiosità, e il coraggio dell’invisibile. Mi suggerisce oggi Gesù di portare tutto alla luce del sole, come quando si apre una finestra tenuta chiusa troppo a lungo, come quando si esce da un tunnel. Dare aria, fiducia, speranza e coraggio al mio bisogno d’amore, alle mie ferite. Fede non è diventare invincibile, ma sapere che qualcuno mi custodisce anche quando tremo e sembro un passerotto impaurito, col cuore che batte a mille. Non si scandalizza Lui della mia fragilità, non mi chiede di essere perfetto, ma vero, autentico, trasparente alla luce. Lui si avvicina alle mie ferite senza spaventarle e mi invita a rannicchiarmi tra le Sue mani, come un nido. Non mi promette che andrà tutto bene, che non soffrirò mai più, che non morirò; mi dice solo «Non aver paura, perché sei custodito» e lo dice guardandomi negli occhi, come fa una madre per leggere sul volto di chi ama una tristezza nuova, sconosciuta. E se perdo un capello, un singolo capello, anche quello importa al Dio dei dettagli, al Dio che non perde nulla, che tutto recupera e ricicla, al Dio che opera una rivoluzione dello sguardo, dove non conta il successo, ma una piccola fiducia, sottile come un capello. Gli basta quella. (L. Verdi)

DOMANDE PER IL DISCERNIMENTO

Come ti sentiresti se oggi fosse svelato quello che ti porti nel cuore?

Come reagisci davanti alle ingiuste umiliazioni?

PER LA PREGHIERA

Fammi testimone del tuo Vangelo, Signore.

Dammi coraggio per non negare di conoscerti, quando i colleghi ridono parlando di te come un mito e dei tuoi seguaci come gente alienata. Dammi forza per non spaventarmi, quando mi accorgo che essere coerente con il tuo insegnamento può significare di essere un perdente e trovare sbarrate molte strade nella società. Dammi la grazia di sapermi con te, quando isolato dagli amici che ritengono una perdita di tempo la preghiera e l’eucarestia.

Fammi, o Signore, testimone del tuo amore!

DAI PADRI DELLA CHIESA

“Chi dunque non avrebbe premura di possedere Cristo che non può essergli rubato da un predone né sottratto da un nemico né separato da lui a causa della schiavitù? Chi ha infatti Cristo non teme l’uomo nemico…Egli deve temere di più i predoni spirituali, che sono soliti togliere non solo i corpi degli uomini, ma anche le anime; che cercano si sottrarre non tanto l’oro del mondo, quanto l’oro della fede; che predano non tanto la sostanza materiale, quanto la sapienza di Cristo” (S. Massimo di Torino, Sermo 72,2)

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