At 2,42-47; Sal 117 ; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31

Quando i sogni cadono le porte si chiudono. Hanno visto morire il loro Maestro, hanno avvertito l’acuto infrangersi delle loro speranze, di tutte quelle possibilità che avevano solo intraviste ma che, con Lui, sembravano così reali, così vive e guizzanti come scintille. Le porte sono chiuse come i loro cuori: oppressi, tremanti, impauriti, con il ricordo bruciante del tradimento, della fuga, di quel dileguarsi proprio nel momento in cui il loro Amico aveva bisogno di una voce carezzevole, di un po’ di conforto. Schiacciati se ne stanno in quella stanza, schiacciati dal rimorso, dalla paura, dal dolore. Come potranno perdonarsi quel che hanno fatto? Non ha bisogno di maniglie per entrare Gesù: anche a porte chiuse Lui arriva e lancia un augurio: «Pace a voi». Non ha bisogno neanche di amici perfetti, che abbiano risolto tutte le loro paure: ci pensa Lui a scioglierle le paure, a cancellare i rimorsi e i graffi dell’amarezza. «Pace ai vostri cuori in tumulto, vi dò la calma per la tempesta delle vostre anime: ci sono io, ancora». E poi c’è il mio amico Tommaso, anzi, non c’è quel discepolo bollato nei secoli come l’incredulo, passato alla storia quasi come una macchietta di cui ripetere le parole a significare la necessità di prove tangibili, incarnazione dello scetticismo contrapposto alla fede. Tommaso, che ha il coraggio di esprimere quel che tutti noi teniamo nascosto in fondo al cuore e cerchiamo di far tacere: il dubbio. A lui non basta la voce degli altri, non si accontenta del sentito dire; le sue parole sono un esporsi onesto, come se dicesse: «Io così non riesco; è una speranza troppo fragile per me che ho bisogno, per credere, di una verità solida a cui aggrapparmi». Lui ha bisogno di un contatto, di un incontro faccia a faccia, di una relazione personale. E Gesù, infatti, torna per lui e non per rimproverarlo, non per umiliarlo, ma per offrirgli quel che aveva chiesto: le Sue ferite, quelle ferite diventate porte aperte attraverso cui passa tutto l’amore di questo mondo. Il nostro Tommaso, specchio di tutti noi, ora può vedere, può toccare e lasciarsi andare alla più bella dichiarazione d’amore: «Mio Signore, mio Dio, sei proprio Tu». (L. Verdi)

 

DOMANDE PER IL DISCERNIMENTO

Qual è il buio che può avvolgere ancora la tua vita? Come ti definisci: uno che sa di Gesù o uno che conosce Gesù?

 

PER LA PREGHIERA

Vieni, resta con noi Signore, e anche quando trovi chiusa la porta del nostro cuore per timore o per viltà, entra ugualmente. Il tuo saluto di pace è balsamo che scioglie le nostre paure, è dono che apre il cammino a nuovi orizzonti. Dilata gli angusti spazi del nostro cuore. Rinsalda la nostra fragile speranza e donaci occhi penetranti per scorgere nelle tue ferite d’amore i segni della tua gloriosa risurrezione. Spesso anche noi siamo increduli, bisognosi di toccare e di vedere per credere e saperci affidare. Fa’ che, illuminati dal tuo Spirito, possiamo essere annoverati tra i beati che, pur non avendo visto, hanno creduto.

 

DAI PADRI DELLA CHIESA

“Cristo appare  agli apostoli nascosti in una casa ed entrò a porte chiuse. Ma Tommaso, che non era presente durante questa apparizione, rimane incredulo. Desidera vedere, non accetta di sentirne parlare. Chiude le orecchie e vuole aprire il cuore. L’impazienza lo brucia. Di carattere esigente e diffidente, Tommaso avanza la sua incredulità, sperando così di godere di una visione. “Se egli mi appare, dice, eliminerà la mia incredulità. Metterò il mio dito nelle cicatrici dei chiodi e abbraccerò il Signore che tanto amo. Rimproveri pure la mia incredulità, ma mi ricolmi con la sua visione” (Basilio di Seleucia)

 

L’IMMAGINE

San Tommaso