Lett: Es 20,1-17; Sal 18; 1Corinzi 1,22-25;Giovanni 2,13-2
In questo brano di Vangelo, incontriamo una parola che sembra messa lì quasi per caso, una parola un po’ desueta, che rimanda ad un sapore antico, ad un ricordo lontano: la parola zelo, che sta per ardore, fervore, passione; se andiamo al significato del suo termine greco, zèsis, troviamo ebollizione, significato che si ritrova anche nel sanscrito yas-ati: riscaldarsi, bollire. Ci sono cose, e sono le migliori, che si fanno solo per passione, quella passione che ci infoca, ci fa sdegnare e lottare di fronte alle ingiustizie e ai soprusi, in cui a spingerci è un impeto dinanzi allo sciupìo, o al disonore di una realtà. Sentiamo dentro una specie di furore che reclama rispetto, che grida e brucia. Anche noi siamo capaci di zelo, non quello che imprigiona e ci ingabbia nella rigidità di un pensiero o di una ideologia, non quello sbagliato di un possesso che non ammette libertà, ma anzi quello liberante, che sa aprire le sbarre di una prigionia, che fa volare. Che dà vita alle scintille. Questa passione anima Gesù, la passione per la sua “casa”: per il tempio che vede ridotto a mercato e per tutto quel che al mondo c’è di sacro. Bruciava Gesù quando piangeva su Gerusalemme e quando a Nain toccava la bara del bambino morto; ardeva quando davanti ad una folla di straccioni e miserabili li chiamava beati; e si scaldava di passione dinanzi al giovane ricco o a Zaccheo. È il fuoco di chi è perdutamente innamorato che parla alla samaritana, che salva l’adultera, che incrocia lo sguardo di Pietro subito dopo il suo tradimento. Quel fuoco che vuole restituire dignità e rispetto, fiducia e innocenza. La casa di Dio non è fatta solo di mattoni: com’era difficile da capire per i Giudei e a volte anche per noi: casa di Dio è il filo d’erba e il cuore dell’uomo, è la stella nel cielo e il bambino dalle mani sporche. Casa di Dio è tutto ciò che Lui può abitare, amandolo. Gesù vuole «incendiare le nostre abitudini» (Mariangela Gualtieri), appiccare un fuoco a tutto quel che sporca e disonora la sua casa, il sacro che ci abita e ci circonda. E noi altro non siamo che le scintille di quel fuoco, anche noi capaci di rompere il ghiaccio dell’indifferenza, di spezzare il gelo delle violenze, di sciogliere i lacci che annodano e soffocano. «Tieni dentro di te un piccolo fuoco che brucia; per quanto piccolo, per quanto nascosto» (Cormac McCarthy): tienilo dentro di te, non farlo spegnere, non permettere al freddo di insinuarsi, alle consuetudini di installarsi, alle comodità di accecarti. Scalda la vita con la tua passione. (Luigi Verdi)
DOMANDE PER IL DISCERNIMENTO
La tua relazione con il Signore è superficiale, intima, conflittuale? Da che cosa si può capire il tipo di relazione che hai con il Signore?
PER LA PREGHIERA
Entra ancora, Gesù, nel nostro cuore come nel santuario del Padre tuo e Padre nostro. Posa ancora il tuo sguardo nei suoi angoli più segreti, dove nascondiamo le nostre più gravi preoccupazioni e gli affanni più sofferti, quelli che tante volte ci tolgono serenità e pace; quelli che tante volte ci fanno vacillare nella fede e rivolgere il nostro sguardo lontano da te. Fa’ luce e discerni, purifica, libera da ciò che non vorremo lasciare, ma pure ci opprime. Sia casa di lode, di canto e di supplica questo povero cuore. Sia pieno di luce, aperto all’ascolto, ricco solo di te, a lode del Padre. Visita ancora le nostre comunità: recidi all’insorgere qualsiasi radice di invidia, di rivalità, di contesa. La tua presenza porti mitezza, umiltà, compassione, donaci soprattutto la silenziosa capacità di sacrificarci gli uni per gli altri. Riscrivi nel cuore di ognuno di noi e sul volto di tutti le “dieci parole” che declinano l’unico amore.
DAI PADRI DELLA CHIESA
“Chi sono quello che nel tempio vendono buoi? Chi sono quelli che vendono le pecore e le colombe? Sono coloro che nella chiesa cercano i propri interessi e non quelli di Cristo? E’ tutto venale per coloro che non vogliono essere redenti: essi non vogliono essere ricomprati, ma vogliono vendere” (S. Agostino, Comm Vang di Giovanni, 10,6)
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