Dn 12,1-3; Sal 15; Eb 10,11-14.18; Mc 13,24-32
E chi direbbe mai che sotto la scorza del ramo si nasconde un piccolo e fragile germoglio? E chi direbbe mai che dalle asperità di una vita può nascere altra vita? E chi oserebbe chiamare “tenero” un ramo nodoso, così duro che graffia le mani, per invitare a guardare meglio, a guardare bene, ad avere uno sguardo più profondo? Certo che a Lui non sfugge niente: quanto gli piacciono i dettagli a questo Dio. Le cose piccole e per noi insignificanti, come gli spiccioli della vedova della scorsa settimana, per Lui diventano eventi enormi, si trasformano in pietre da cui riparte il futuro, segnali che profumano di una speranza viva, concreta, già presente. Oggi Gesù sposta i nostri occhi, come al solito ci consiglia di cambiare la direzione dei nostri sguardi e di prestare attenzione non al fragore della tempesta, ma alla silenziosa, umile e prepotente presenza della vita. E questo brano di Vangelo sembra quasi uno scherzo di Dio: si passa dalla paura alla speranza, dallo spavento alle lacrime di commozione. Un’altalena di emozioni, una
montagna russa di brividi. “L’estate è vicina” quando senti solo un piccolo gonfiore della gemma, quando intorno è ancora tutto e solo buio e freddo, quando il cielo sembra crollarti addosso. L’estate è vicina come è vicino il tuo Dio, basta aprirgli la porta e sarai investito dal suo tepore, dall’abbraccio della sua festa: non fermarti a contemplare le macerie, ma guarda bene, ci sono sentinelle di vita, innumerevoli germogli che portano innumerevoli promesse di frutti. La vita è qua, per sempre. L’estate è vicina, Dio è vicino: “vicino” che deriva da “vicus”, che viene tradotto con vico, borgo, villaggio. Dio è nelle nostre strade, cammina con noi, siede sulle nostre panchine, si appoggia ai nostri muri, passeggia mano nella mano con noi. Se ne abbiamo voglia. Se saremo capaci di riconoscerlo. Se non ci lasceremo distrarre dai rumori assordanti e diventeremo capaci di perderci nei dettagli, nelle gemme rigonfie di vita che sono là, appese per noi. Abbiamo bisogno di altri occhi, di un cuore tenero come quel ramo che si lascia dilatare dalla fame della vita, costi pure uno strappo, costi pure una lacerazione. Abbiamo bisogno di imparare a guardare bene, come Pollicino in cerca di sassolini per ritrovare la strada, per scoprire meravigliati i segnali di un Dio che ama nascondersi nei frammenti, nelle piccolezze che siamo abituati ad ignorare o a sottovalutare, nelle minuzie che ci sfuggono davanti agli occhi. «La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori» scriveva Alda Merini: potranno cadere le stelle e la luna potrà pure spegnersi, ma l’estate sarà sempre vicina, e sarà piena di luce, quella luce che rivela i dettagli. I dettagli in cui si perde e si trova Dio. (L. Verdi)
DOMANDE PER IL DISCERNIMENTO
In quali situazioni hai sperimentato la paura? Come l’hai affrontata. Cosa significa per te in questo momento osservare il ramo del fico?
PER LA PREGHIERA
Gesù, Signore della storia, tu vedi da quanti mali è afflitta la nostra umanità, eppure ci insegni che in radice, uno solo è il Male da combattere. Tu lo hai già sconfitto morendo per noi sulla croce; aiutaci a estendere nel tempo la tua vittoria pasqual le. Rendici portatori di eternità là dove viviamo e operiamo: la luce del tuo amore perenne inondi attraverso di noi la piccola porzione di storia che ci hai affidato e la trasfiguri. Fa’ che compiamo il nostro pellegrinaggio terreno protesi alla patria celeste, perché chi ci incontra comprenda qual è la beata speranza che fin d’ora ci fa esultare. Il Pane di vita eterna spezzato per noi ci sostenga nelle prove quotidiane, perché possiamo essere trovati fedeli e vigilanti nel tuo giorno glorioso.
DALLA TRADIZIONE
“Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei cristiani è un Dio d’amore e di consalazione; è un Dio che riempie l’anima e il cuore di coloro che lo possiedono. E’ un Dio che fa loro sentire interiormente la loro miseria e la sua infinita misericordia; che si unisce all’intimo della loro anima; che la riempie di umiltà, di gioia, di fiducia, di amore; che li rende incapaci di avere altro fine all’infuori di lui. Senza Gesù Cristo il mondo non sussisterebbe…. Per manifestare il suo regno di santità, sarebbe stato inutile a Gesù Cristo venire come re, ma è pur venuto con lo splendore che gli è proprio” (Pascal, Opuscoli 602).
L’IMMAGINE

