IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Dt 18,15-20; Sal94; 1 Cor 7,32-35; Marco 1,21-28
Ed erano stupiti del suo insegnamento. Lo stupore: esperienza felice che ci sorprende e scardina gli schemi, che si inserisce come una lama di libertà in tutto ciò che ci saturava: rumori, parole, schemi mentali, abitudini, che ci fa entrare nella dimensione creativa della meraviglia che re-incanta la vita. La nostra capacità di provare gioia è direttamente proporzionale alla nostra capacità di meravigliarci. Salviamo allora lo stupore, la capacità di incantarci ogni volta che incontriamo qualcuno che ha parole che trasmettono la sapienza del vivere, che toccano il nervo delle cose, perché nate dal silenzio, dal dolore, dal profondo, dalla vicinanza al Roveto di fuoco. Gesù insegnava come uno che ha autorità. Autorevoli sono soltanto le parole che alimentano la vita e la portano avanti; Gesù ha autorità perché non è mai contro ma sempre in favore dell’umano. E qualcosa, dentro chi lo ascolta, lo avverte subito: è amico della vita. Autorevoli e vere sono soltanto le parole diventate carne e sangue, come in Gesù, in cui messaggio e messaggero coincidono. La sua persona è il messaggio. L’autorità di Gesù è ribellione e liberazione da tutto ciò che fa male: C’era là un uomo posseduto da uno spirito impuro. Il primo sguardo di Gesù si posa sempre sulla sofferenza dell’uomo, vede che è un “posseduto”, prigioniero e ostaggio di uno più forte di lui. E Gesù interviene: non fa discorsi su Dio, non inanella spiegazioni sul male, si immerge nelle ferite di quell’uomo come liberatore, entra nelle strettoie, nelle paludi di quella vita ferita, e mostra che “il Vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione” (G. Vannucci).Lui è il Dio il cui nome è gioia, libertà e pienezza (M. Marcolini) e si oppone a tutto ciò che è diminuzione d’umano. I demoni se ne accorgono: che c’è fra noi e te Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci? Sì, Gesù è venuto a rovinare tutto ciò che rovina l’uomo, a spezzare catene; a portare spada e fuoco, per separare e consumare tutto ciò che amore non è; a rovinare i desideri sbagliati da cui siamo “posseduti”: denaro, successo, potere, competizione invece di fratellanza. Ai desideri padroni dell’anima, Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui. Taci, non parlare più al cuore dell’uomo, non sedurlo. Esci dalle costellazioni del suo cielo. Un mondo sbagliato va in rovina: vanno in rovina le spade e diventano falci (Isaia), si spezza la conchiglia e appare la perla. Perla della creazione è un uomo libero e amante. Lo sarò anch’io, se il Vangelo diventerà per me passione e incanto, patimento e parto. Allora scoprirò “ Cristo, mia dolce rovina” (D.M. Turoldo), felice rovina di tutto ciò che amore non è. (E. RonchI
DOMANDE PER IL DISCERNIMENTO
Ti lasci mettere il crisi dalla Parola di Dio? In quali aspetti della tua vita il Signore ti
chiamando a conversione?
PER LA PREGHIERA
Signore Gesù, ti riconosco come il Salvatore della mia vita e l’unico Maestro di Sapienza che ha parole di vita eterna. Quando le forze del male vorrebbero sgridare la mia fede comanda nuovamente con la potenza della tua parola che tesse tacciano e si faccia bonaccia nel mio cuore. Rendi forte la mia fede perché io mi possa sempre affidare a te, perché tu non mi lasci in potere del Maligno, ma sei venuto proprio per liberarmi e per mostrarmi come l’amore del Padre tuo non ci identifica mai con i nostri peccati. Signore, io invoco il tuo aiuto affinché sappia apprezzare ogni giorno tutto quello che fai per me e gioire della novità del tuo Vangelo.
DAI PADRI DELLA CHIESA
“Senza la tentazione non viene sperimentata la premura di Dio per noi, non si guadagna la fiducia in lui, non si impara la saggezza dello spirito e l’amore di Dio non si radica nella nostra anima. Dinanzi alle tentazioni l’uomo prega Dio come uno straniero. Dopo però che egli, grazie al suo amore per lui, ha sostenuto la tentazione stessa, Dio guarda a lui come uno che lo ha amato e che può legittimamente ricevere da lui la ricompensa: lo considera suo amico che per suo amore ha combattuto contro la potenza dei nemici, i demoni”
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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Lett: Gio 3,1-5.10; Sal 24; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20
Marco ci conduce al momento sorgivo e fresco del Vangelo, quando una notizia bella inizia a correre per la Galilea: l’attesa è finita, il regno di Dio è qui. Gesù non dimostra il Regno, lo mostra, lo fa fiorire dalle sue mani: libera, guarisce, perdona, toglie barriere, ridona pienezza a tutti, a cominciare dagli ultimi della fila. Viene come guaritore del disamore del mondo. La seconda parola di Gesù: convertitevi, giratevi verso il Regno. C’è un’idea di movimento nella conversione, come nel moto del girasole che ogni mattino rialza la sua corolla e la mette in cammino sui sentieri del sole. Allora: “convertitevi” dice: “giratevi verso la luce perché la luce è già qui”. Ogni mattino, ad ogni risveglio, posso anch’io “convertirmi”, muovere pensieri e sentimenti e scelte verso una stella polare, verso la buona notizia che Dio è più vicino, è entrato di più nel cuore del mondo, nel mio, ed è all’opera con mite e possente energia. Gesù ha camminato per tre anni, ha percorso tutte le strade di Galilea, innamorato non di recinti ma di orizzonti. E se ti eri fermato, proprio da là ti fa ripartire, vivrai ancora inizi, perché non sei al mondo per essere immacolato ma incamminato. Camminando lungo il lago, Gesù vide… L’ambiente di lavoro è il luogo privilegiato della vocazione, lo è stato per Mosè, per Saul, Davide, Eliseo, Amos, per i pescatori Andrea e Pietro. «Dio si trova in qualche modo sulla punta della mia penna, del mio piccone, del mio pennello, del mio ago, del mio cuore, del mio pensiero» (Teilhard de Chardin). Gesù ha gli occhi di un profeta, guarda e in Simone intuisce Pietro, la Roccia. Vede Giovanni e in lui indovina il discepolo dalle più belle parole d’amore. Un giorno, guarderà l’adultera trascinata a forza davanti a lui, e in lei vedrà la donna capace di amare bene di nuovo. Il Maestro guarda anche me, nei miei inverni vede grano che spunta, generosità che non sapevo di avere, capacità che non sospettavo. Dio ha verso di me la fiducia di chi contempla le stelle prima ancora che sorgano. Seguitemi, venite dietro a me. Gesù non si dilunga sulle motivazioni, perché il motivo è la sua persona, lui che ti mette il Regno appena nato fra le mani. E lo dice con una frase inedita: Vi farò pescatori di uomini. Come se dicesse: “vi farò cercatori di tesori”. Mio e vostro tesoro sono gli uomini. Li tirerete fuori dall’oscurità, come pesci da sotto la superficie delle acque, come neonati dalle acque materne, come tesoro dissepolto dal campo. Li porterete dalla vita sommersa alla vita nel sole. Mostrerete che “è possibile vivere meglio, per tutti, e che il Maestro del cuore e delle strade ne possiede la chiave (E. Ronchi)
DOMANDE PER IL DISCERNIMENTO
Da quali situazioni, in cui ti senti impigliato, il Signore vuole aiutarti ad uscire? In che modo stai vivendo la tua sequela dietro a Cristo?
PER LA PREGHIERA
Signore Gesù, tu mi chiami alla conversione, a sapere approfittare del tempo opportuno che mi è stato concesso. Non mi chiedi di fuggire dalle mie responsabilità nel presente, ma di indirizzare le mie scelte a ciò che è conveniente per la mia vita spirituale e mi tieni unito a te, Signore, senza distrazioni. Signore, voglio diventare veramente libero per poter accogliere la tua chiamata e rispondere con prontezza e generosità come i tuoi primi discepoli. E’ bello poterti seguire e servire. Che la tua grazia porti a compimento l’opera buona che hai iniziato in me.
DALLA TRADIZIONE
“Allora disse loro: Venite, vi farò pescatori di uomini. Ricevettero da lui le reti della parola di Dio e le gettarono nel mondo, come in un mare profondo e raccolsero quel numero di cristiani che con stupore vediamo” (S. Agostino, Sermo 248,2)
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II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
1Sam 3,3-10.19; Sal 39; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42
Le prime parole del Gesù storico sono una domanda. È la pedagogia di quel giovane rabbi, che sembra quasi dimenticare se stesso per mettere in primo piano i due che lo seguono, le loro attese, le loro domande: prima venite voi, dopo io. Amore vero mette sempre il tu prima dell’io. Le prime parole del Gesù storico e le prime del Cristo risorto sono la stessa domanda raddoppiata (che cercate? donna chi cerchi?) e rivelano che il Maestro dell’esistenza non vuole imporsi, non gli interessa stupire, abbagliare, indottrinare, ma la sua passione è farsi vicino, mettersi a fianco, ascoltare, rallentare il passo, l’arte dell’accompagnamento. Che cosa cercate? Con questa domanda Gesù non si rivolge all’intelligenza, alle emozioni, alla volontà dei due, ma va più a fondo; non interroga la teologia di Maddalena, ma scende nella sua nuda umanità. E formula un interrogativo al quale tutti sono in grado di rispondere, i colti e gli ignoranti, i laici e i religiosi, i giusti e i peccatori. Gesù, il Maestro del cuore, pone le domande del cuore, quelle che fanno vivere: si rivolge subito al desiderio profondo, al tessuto sorgivo dell’essere. Che cosa cercate? Significa: qual è il vostro desiderio più forte? Che cosa desiderate più di tutto dalla vita? Gesù, che è il vero Maestro ed esegeta del desiderio, ci insegna a non consultarci con le nostre paure, ma con i nostri desideri, progetti e speranze. Libera il futuro e fame di cielo, salva l’importanza del desiderio, motore della vita, dalla depressione, dal rattrappirsi, dall’essere banale. Con questa semplice domanda: che cosa cercate? Gesù fa capire che la nostra identità specifica è di essere creature di ricerca e di desiderio. Perché a tutti manca qualcosa: infatti la ricerca nasce da una assenza, da un vuoto che chiede di essere colmato. E la domanda diventa: che cosa mi manca? Quale vuoto mi morde? Gesù non chiede, ai due ragazzi che lo seguono, per prima cosa sacrifici, rinunce o penitenze; non impone di immolarsi sull’altare del dovere o dello sforzo. Chiede la cosa più importante: di rientrare nel cuore, di comprenderlo, di conoscere che cosa desiderano di più, che cosa li fa felici, che cosa si muove nel loro spazio vitale, cosa li muove. Di ascoltare il cuore, di abbracciarlo: “accosta le labbra alla sorgente del cuore e bevi” (San Bernardo). I Padri definiscono, questo primo passo della vita spirituale, il ritorno al cuore “trova la chiave del cuore. Questa chiave, lo vedrai, apre anche la porta del Regno” (Giovanni Crisostomo). Che cosa cercate? Per chi camminate? Io ormai lo so: cammino per Uno che fa felice il cuore. (E. Ronchi)
DOMANDE PER IL DISCERNIMENTO
Come stai muovendo il tuo cammino oggi? In che modo ti sembra che il Signore ti stia dicendo qualcosa in questo tempo della tua vita?
PER LA PREGHIERA
Signore, tu mi hai comprato davvero a caro prezzo; mi ha reso una delle membra del tuo corpo e tempio del tuo Spirito. Ti benedico per la grandezza della chiamata che tu hai posto su di me e perché la tua parola orienta continuamente la mia ricerca a un vero incontro con te. Mi riconosco facilmente in Pietro, restio a riconoscerti come suo Maestro e Signore, ma voglio diventare sempre più simile al discepolo amato e trovare nel mio cuore la disponibilità e l’entusiasmo con il quale Samuele rispose alla tua chiamata. Come lui voglio poterti rispondere: “Parla che il tuo servo ti ascolta”. Perciò voglio aprire il mio cuore a un rinnovato ascolta della tua parola, o Signore, per seguirti concretamente nelle scelte della mia vita
DALLA TRADIZIONE
“Signore Gesù, io guardo a te, e miei occhi sono fissi nei tuoi occhi. I tuoi occhi penetrano il mistero eterno del divino e vedono la gloria di Dio. E sono gli stessi occhi che videro Simone, Andrea, Natanaele e Levi. I tuoi occhi, Signore, vedono in un solo sguardo l’inesauribile amore di Dio e l’angoscia apparentemente senza fine di coloro che hanno perduto la fede in quell’amore e sono “come pecore senza pastore” (H.J.M. Nouwen, In cammino verso l’alba di un giorno nuovo)
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